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21, Nov 2021
Zerocalcare e “Strappare lungo i bordi” su Netflix, vale la pena di essere visto?

Zerocalcare e “Strappare lungo i bordi” su Netflix, vale la pena di essere visto?

- ATTENZIONE SPOILER -

Avrei voluto parlarne in video, ma ancora non abbiamo ricominciato a girare niente (arriveranno), quindi mi tocca farci un articoletto.
Per carità, scrivo sempre tutto e non parlo mai a braccio, quindi il mio lavoro è stato anche meno dato che non ho editing da fare… il problema è vostro che dovrete leggermi e fare uno sforzo in più. :P

Comunque, ciancio alle bande, partiamo con questa recensione. Premetto una cosa fondamentale, e per alcuni di voi sarà una eresia:
A ME ZEROCALCARE NON PIACE

Cercherò di fare una disamina il più oggettiva possibile, analizzando prima la cosa dal punto di vista tecnico, poi dal punto di vista del gusto personale.

Rispondiamo subito alla domanda con cui ho aperto il mio discorso.
Ma allora, sta serie ce la consigli?
Sì, vale la pena di essere visto, e lo dico da non estimatore.
Anzi, se la serie vi piace compratevi pure i suoi albi a fumetti, perchè li amerete.

Se fossi un editore, Zero lo pubblicherei ad occhi chiusi. Gli darei tutto lo spazio di cui ha bisogno ed il supporto necessario per poter continuare a realizzare storie.
E’ oggettivamente un autore davvero completo e di talento.

Nasce facendo piccole tavole autobiografiche su FB, parlando di cultura pop e delle sue posizioni politiche e sociali, approda presto sulla carta stampata e instaura una relazione duratura con la Bao.
Da quel momento una ascesa, sempre nuovi albi, pubblico in crescita, successo a livello internazionale.
Arriviamo così ad oggi, con Netflix che lo prende a bordo e gli dà in mano la realizzazione di una serie animata dedicata proprio alle sue storie.

I tentativi “animati” già ci sono stati in passato, a dirla tutta, ed hanno riscosso molto successo seppur “caserecci”. Li faceva da solo, dando dei semplici movimenti alle tavole che aveva disegnato. Forse è proprio questo che ha convinto Netflix ad investire su di lui, visto soprattutto i risultati concreti raggiunti sul web.
Fossi stato in Netflix, anche io lo avrei contattato senza pensarci due volte. Ottima mossa.

A questo punto, parlare solo di Zerocalcare come serie diventa limitato, poichè stiamo affrontando un personaggio che lavora con più strumenti.
La mia recensione si sta trasformando in una panoramica generale sul fenomeno, e non più una analisi esclusivamente verticale sulla serie.

Perchè parlo di “fenomeno”? Perchè ho visto la gente più impensata condividere sulle sue bacheche opinioni (spesso positive) sulla serie. Qui che, lo dico con sincera stima, ci accorgiamo che in Italia sta accadendo qualcosa di nuovo. Quante altre volte avete visto un fumettista nostrano pubblicizzato così massivamente sui cartelloni pubblicitari di tutte le metropolitane italiane, e per strada?
Quante altre volte avete visto pubblicità video dedicate ad un artista a fumetti?
Quante volte avete visto il web impazzare per un “cartone animato”, tanto che a condividerlo sono anche persone che magari non seguono questo genere di prodotti?
Poco, molto poco.

Penso al successo avuto da Monster Allergy, con le pubblicità in televisione. Ma il target era quello dei bambini.
Penso a quando di tanto in tanto rilanciano qualcosa di Pratt, Manara o Pazienza. Ma il target sono persone over 50.
Ma, in linea generale, si tratta di fenomeni rari e ridotti. E così come nel porno abbiamo le teen e le milf, cioè le giovani e le mature, senza però un nome per le vie di mezzo, anche nel fumetto c’è un buco, cioè le storie per i 30enni.
Forse qualcosa di così grande l’ho vista nel 93, con il Dylan Dog Horror Special (o horror fest?) che fu trasmesso anche su Italia 1. Lì erano presenti persone di tutte le età, teen, trenenni e milf.
Ma ad oggi, in quanto a tiratura e massività, se parliamo di fenomeni contemporanei, il traguardo raggiunto da Zerocalcare credo sia quello più grande.
Non mi sovviene nessuno che sia così noto quanto lui, neanche il grande Leo Ortolani (eppure anche lui ha avuto la sua serie animata, che è stata purtroppo un flop).

Ovviamente con il successo nascono anche le invidie… e queste vengono spesso da colleghi, o da aspiranti tale.
C’è chi lo ha supportato molto (tipo Roberto Recchioni), c’è chi lo ha criticato molto. C’è chi ha provato ad imitarlo e chi invece cerca di allontanarsi il più possibile da tale modello per evitare di essere una copia venuta male.
Non voglio fare nomi, ma via, le voci nell’ambiente girano.

Una cosa però è chiara, nel mondo del fumetto non arrivi a questo livello di popolarità se sei un incapace. Ho fatto diversi anni di accademia dedicata, ho conosciuto tanti autori italiani e alcuni anche di fama internazionale (come Dell’Otto e Tenuta), se c’è una cosa che ho visto è quanto sia davvero difficile riuscire a pubblicare con una casa prestigiosa e, ancora di più, riuscire ad avere successo. E con “successo” non parlo tanto di soldi, perchè con il fumetto italiano non si diventa ricchi, ma parlo di massività e quantitativo di materiale prodotto che viene regolarmente acquistato dai lettori.
L’albo sconosciuto o autoprodotti si fa… ma il “botto” ci riesce uno su mille.
Dal lato mio, alla fine la mia vita ha preso tutta un’altra direzione e, conclusa l’accademia, mi sono ritrovato a prendere in mano la telecamera, andando poi ad infilarmi nel mondo medicale, quindi non rientro nella categoria di quelli che ci hanno provato e non ci sono riusciti. Io non c’ho proprio provato. Mi sono formato come sceneggiatore, ma per una serie di coincidenze ho trovato altri campi di applicazione per le mie competenze.
Ma sì, per quel poco che ho bazzicato l’ambiente ho potuto vedere quanto sia pieno di “wannabe fumettisti” che non solo non sanno tenere una matita in mano, ma non sanno neanche raccontare una storia… e rosicano come la merda quando qualcuno ce la fa.

Zerocalcare sa tenere in mano la matita, sa raccontare storie e ce l’ha fatta.
Non posso fare altro che complimentarmi.
Lo stile sporco ma funzionale, a tratti grottesco a tratti umoristico, è diventato un segno di riconoscimento. Qualsiasi persona che abbia letto una sua storia, se gli si mostra “in cieco” una sua vignetta, risponde “Ah, ma è Zerocalcare!”.
Idem se qualche artista lo imita, subito c’è qualcuno che prontamente gli dice “Hai copiato da lui, vero?”.
Questo è, tecnicamente parlando, un risultato più che invidiabile e che non tutti raggiungono.
Ricordo che i professori alla scuola di Comics ci dicevano che, prima di sviluppare un proprio tratto distintivo, servivano anni di esperienza.
Zero è riuscito anche in questo.

La mano, però, non è tutto. Il suo stile si sposa perfettamente con le storie che tratta e, a lasciarmi tutte le volte positivamente sorpreso, è la sua capacità narrativa.
Qui si entra propriamente nel mio campo di studi, e da NON estimatore di questo artista devo dire che è bravissimo.
Narra davvero bene.
C’è tutto, e c’è tutto nel modo corretto.
Dai tempi comici alle metafore, i momenti introspettivi, i colpi di scena, la psicologia dei personaggi, un mondo reale e dinamico che si manifesta nella sua complessità, dipanandosi tavola per tavola.
Questa è, a mio avviso, la vera forza di Zerocalcare.
Sa raccontare e sa tenere incollati ad una storia.

Mi sento di dire che queste considerazioni siano abbastanza oggettive. E’ una analisi tecnica.
Ci sta che il disegno possa non piacere, ci sta che le storie possano non piacere.
E’ indubbia la bravura. Lo fa, lo fa bene, ed ottiene i risultati che merita.
Gli invidiosi (e ce ne sono!) possono rodersi le mani, poi attaccarsi e tirare forte. E’ un problema loro.

Ma allora, sta serie su Netflix?
Contrariamente a quello che ho pensato guardando i trailer, che mi avevano convinto poco ed infatti non ne avevo parlato apposta per non fare giudizi affrettati, la trasposizione animata è stata davvero ben fatta. Mi è piaciuta.
C’era tutto anche qui. Era a tutti gli effetti Zerocalcare nella sua interezza. Un fedelissimo riadattamento animato che ha colto in pieno tutto lo spirito dell’artista.
Qualcuno si è lamentato che “è già visto” ed ha riproposto temi e battute che sono presenti anche in altre sue storie, o che comunque le sue modalità narrative sono sempre le stesse.
C’è chi si aspettava qualcosa di “nuovo”.
Cosa che potrebbe essere anche vera, ammetto di aver letto (proprio perchè non mi piace) poca roba sua. Giusto “La profezia dell’armadillo”, "Kobane Calling” e qualche recensione di film che ha fatto a fumetti.
Tuttavia, lo scopo è presentarlo per la prima volta al grande pubblico, uscire quindi dalla nicchia di lettori cartacei e andare su Netflix, di fronte a miliardi di persone.
E questi miliardi di persone, ovviamente, Zerocalcare non lo hanno mai letto (e sicuramente lo cominceranno a fare!). Per loro era, invece, tutto nuovo, tutto da scoprire.
Anche io, fossi stato Zero e Netflix, avrei fatto così.
E’ un prodotto vincente.

Una menzione speciale va fatta anche alle oltre 200 persone che ci hanno lavorato assieme a lui.
Le animazioni sono semplici ma funzionali. Ho amato sia gli stacchetti comici dove le sue fantasie prendono vita, sia gli zoom di camera che per qualche attimo vanno fuori fuoco.
Sfondi pieni di dettagli seppur con tratto semplice, piccole chicche nascoste sulle pareti (come i poster) o delle scritte nei muri.
Come sempre gli immancabili personaggi che lo accompagnano, la sua coscienza a forma di Armadillo, i genitori che sono Lady Cocca e l’anatra padre di Poe di Kung Fu Panda, e tutto quello che ha sempre caratterizzato il suo universo… perchè sì, anche se è un universo realistico, sempre e comunque possiamo trovare una lore ed una grande coerenza con essa.
Altro segno distintivo della sua cifra stilistica sono le citazioni alla cultura pop/nerd, quelle si sprecano, è un tripudio di riferimenti.
Siamo coetanei e tutto ciò che guardo io e piace a me, piace anche a lui. Ho colto ogni citazione che ha fatto… anzi… in realtà ne ha cannata una.
Quando ha freddo in treno, dice che vorrebbe fare come Luke Skywalker e squartare un Tauntaun per riscaldarsi al suo interno. Il punto è che, ad aprirgli l’addome, è stato Han Solo e non Luke, che in quel momento era moribondo.
Mamma mia quanto so nerd, conosco pure il nome di quello schifo di coso bipede peloso!

Non ho invece apprezzato il doppiaggio. Lo so, ha fatto tutto Michele (Calcare) che non è un doppiatore, quindi comunque c’è da riconoscere l’impegno… ma appunto, non è un doppiatore, e si sente.
La sensazione che ho avuto è come quando in un film mettono come protagonisti personaggi dello spettacolo e dello sport che non sono boni a dire due battute, e tutto risulta artificioso, macchinoso e finto. Sia chiaro, non è stato proprio na merda, ma era un livello non idoneo… Il contrasto con la voce e l’interpretazione di Mastrandrea (l’armadillo) era troppo grosso.
Secondo me qui Zero avrebbe dovuto fare un passo indietro, trovare qualcuno con una tonalità simile alla sua, e lasciar fare a lui.
Ma se ognuno facesse il suo lavoro, no?
Un’altra cosa che non mi ha esaltato sono state le musiche. Ma quello è perchè io sono metal snob. Fosse stato per me avrei messo sotto i Blind Guardian per tutto il tempo… oppure i Nanowar of Steel se proprio volevano musica italiana.

Forse è una mia impressione, ma sembra come se inizialmente doveva essere un film, e poi lo hanno spezzettato a puntate. Magari mi sbaglio, ma in più occasioni ho percepito come se la puntata fosse stata interrotta di netto, durante un cambio scena, e non per reali esigenze narrative.

L’ultima cosa che non ho apprezzato, è quel “Porcoddue” forzatissimo… o meglio, frenatissimo. Erano palesemente delle bestemmie, solo che, vuoi per morale, vuoi per pudore, non hanno avuto il coraggio di dirle… eppure, con mia somma approvazione, in più d'una occasione stoccate alla religione le hanno fatte, e la cosiddetta “blasfemia” a volte era esplicita e sbattuta in faccia liberamente, come la scena della messa.
Sembrava una sorta di insicurezza autoriale, come quando una persona deve fare un tuffo da un punto molto alto ed è lì lì, che fa avanti e indietro, e dice “Mi butto o non mi butto?”.
O sei dissacrante fino in fondo, o non lo sei affatto.
Potremmo definirlo blasphemous interruptus.

Parliamo ora per sommi capi della storia. Occhio, spoiler in arrivo.
Utilizza come espediente narrativo il suo tipico modo di raccontare le storie “al contrario”, cioè che lui è già alla fine di un percorso e racconta come è iniziato, ma noi solo in chiusura scopriamo davvero di cosa si tratta. In questo caso il tema preso in esame è il suicidio, il senso di colpa ed il cercare una propria dimensione nel mondo.
A togliersi la vita è una ragazza con cui lui, per anni, ha flirtato senza mai concludere nulla e alla fine si chiede “Ma se ci fossimo messi assieme, lei adesso sarebbe ancora viva?”.
Fra una battuta e l’altra ed una situazione assurda e l’altra, alla fine scopriamo la verità. Lui ed i suoi amici stanno andando al funerale.
Tutte quelle gag, tutte quelle storie che racconta senza apparente senso, tutti quei ricordi, sono in realtà un espediente che usa per non fare i conti con la tragica realtà e con la morte.
Ho notato che nella puntata finale, durante il funerale vero e proprio, c’è una comparsa che indossa una maschera da Panda. Che sia in realtà il fumettista Bevilacqua di “A Panda Piace”?
Trattandosi probabilmente di una storia vera, non mi meraviglierebbe se la povera ragazza che si è tolta la vita fosse amica di tutti e due.

Di tutta questa vicenda, una cosa mi ha strappato un sorriso amaro e mi sono detto “Ecco, è accaduto anche a me”. E’ stato il momento in cui mi sono proprio identificato nella storia.
Pure io ho avuto a che fare con i ragazzini, uno in particolare (figlio di un caro amico di famiglia), due volte a settimana lo vedevo e gli insegnavo a disegnare, a scrivere storie e via dicendo. Lo portavo al cinema a vedere film di animazione appena usciti, lo portavo alle fiere del fumetto con me, lo accompagnavo in fumetteria e gli ho fatto iniziare a leggere i classici Dragon Ball, Naruto, One Piece e pure Fairy Tail.
Anni e anni dopo, lo ribecco 16enne… vaffanculo è diventato fascio.
Ma porca troia, ma allora io ho fallito miseramente come educatore! E che cazzo!
Ma tutte le storie che gli ho fatto leggere, tutti i ragionamenti che gli ho fatto fare, a che minchia sono serviti?
Quando ho visto quella scena su “Strappare lungo i bordi” ho riso tantissimo… ed in modo davvero amaro. Caro Zerocalcare, te capisco!
Non apro ora la parentesi della propaganda di estrema destra fra i ragazzi, ma sì, è un problema che esiste… e pure troppo.

Se dovessi dare quindi un voto dal punto di vista tecnico, sarebbe così:

Animazione - 8 (Semplice ed efficace)
Stile di disegno - 8 (Riprende a pieno lo stile del fumetto)
Narrazione - 9 (E’ il vero punto forza di Zerocalcare)
Originalità - 10 (Daje, regà, ce sta)
Tempi comici - 10 (Eh si… funziona)
Dialoghi - 8 (Direi più che altro “dialogo interiore”, ma vabbè)
Doppiaggio - 5 (Non ce la posso fa…)
Musiche - 3 (Muoio malissimo)
Blasfemia - 6 (Il ragazzo ha potenzialità ma non si impegna abbastanza)

Ma allora, Luca, se fino ad ora hai tessuto le sue lodi, hai riconosciuto il talento e ti sei anche rivisto in alcune parti della storia, per quale ragione dici che non ti piace come autore?

Beh, esiste uno Zerocalcare “come”, ed uno Zerocalcare “cosa”.
Io apprezzo il COME racconta le storie. Dal punto di vista tecnico è solo da ammirare.
A non piacermi è il COSA racconta.
Qui ci spostiamo dall’analisi tecnica ad un mero giudizio personale.
Ma cos'è questo “cosa”?

La prima “cosa” che non mi piace è la sua posizione politca estrema. Per carità, cioè, è sempre meglio di un fascio bigotto eh, ma l’estrema sinistra quella da canna, centro sociale e birra mi lascia comunque perplesso.
Sono per posizioni più di centro-sinistra. Emma ti amo.
Attenzione, a non capite male. Non critico il fatto che si parli di politica nel fumetto.
Il fumetto può essere anche strumento di propaganda, cioè, chi legge Zerocalcare (ma così come chi leggeva Pazienza) sa che ci troverà dentro della politica e delle posizioni nette dell’autore.
Sono le loro cifre stilistiche.
Lo stesso Capitan America nasce come prodotto antinazista in periodo di guerra.
E’ che quel tipo di politica di cui parla lui non è quella che piace a me, e quindi ho molto da ridire su certe posizioni che porta avanti e che, nelle sue tavole, glorifica e presenta quasi come verità assunta.

Ad esempio, nel 2021 non puoi tutte le volte tirare fuori i casini del G8 di Genova, sono passati 20 anni. Vai avanti! Scuola Diaz a Parte (e lì è stato un bel casino), nelle strade davvero c’era la peggio feccia che spaccava negozi, dava fuoco alle auto e caricava le forze dell’ordine. Fra spranghe, bombe carta e molotov.
Anche la polizia ha fatto la merda, sia chiaro. Non la sto assolvendo di nulla.
Il punto è che si trattava di una situazione di tensioni e scontri, con sbagli da ogni lato.
Alla sua età si spera che un autore sia più maturo e affronti certi temi con maggiore prospettiva storica, imparando a comprendere il quadro generale in tutta la sua complessità.
La narrazione a senso unico, che perde di obiettività e si concentra solo su un aspetto omettendo per propaganda l’altra faccia della medaglia, è sempre stupida.

Un'altra "cosa" che non apprezzo è il suo dipingere queste manifestazioni di protesta violenta con un certo romanticismo e fascino, demonizzando di continuo lo schieramento delle forze dell’ordine, quasi fosse una guerra di eserciti, come se la polizia non volesse fare altro che caricare la gente random e dare manganellate.
Allora... io le manifestazioni le ho fatte, e probabilmente in alcune eravamo assieme anche senza conoscerci... ma, a differenza sua (così racconta lui, eh), a me non è mai accaduto niente.
Perchè?
Perchè io diversamente da altri non cagavo il cazzo per strada, manifestavo senza scadere nell’illegalità. Se vedevo che tirava una brutta aria, se qualche cretino dava fuoco ad un cassonetto, colpiva automobili o lanciava sassi e bottiglie allo schieramento di polizia, immediatamente me ne andavo. Con certa gente non mi ci sono mai voluto mischiare.
E nuovamente, non nego che anche la polizia abbia fatto e faccia cazzate, e sì, in più occasioni ha colpito innocenti… e vanno assolutamente condannati per questo.
Ma ci troviamo di nuovo in delicati giochi di equilibri, e sono situazioni estremamente complesse e piene di sfaccettature, dove gli stronzi stanno da tutte e due le parti, così come gli errori.

Terza "cosa" che non mi piace, sembra a volte di leggere un adolescente in fase di ribellione, fermo ai 16 anni. Uno che sta abbandonando gli “enta” per entrare negli “anta” risulta solo ridicolo se ancora va in giro a dire ACAB (credo lo scriva su “Kobane calling” o simili).
Se un giorno gli fregheranno la macchina, io vorrei che per coerenza chiami Batman e non vada a fare denuncia in questura.

Sarà che io i militari e poliziotti li ho in famiglia, quindi empatizzo con le FFOO.
Ma nuovamente, trattare interi corpi come se fossero organizzazioni fasciste legalizzate è semplicemente stupido.
Si, ci sono anche idioti fascisti in divisa… ma ad esempio nella Polizia di Stato c’è il SIULP che è il sindacato di sinistra.
Quindi nuovamente questo tagliare con l’accetta in modo netto situazioni così complicate, a mio avviso, mostra solo ed unicamente superficialità e immaturità. Appunto, me lo aspetterei da un 16enne.

Per continuare la lista delle "cose".... Le posizioni ideologiche di Zerocalcare (non lo conosco come persona) sono esattamente lo stereotipo del sinistroide che, negli anni 90, veniva chiamato “zecca” ed era, a livello di fauna locale, la versione opposta dei “fasci”. Si trattava di due distinte popolazioni di animali che occupavano la stessa nicchia ecologica e che erano in competizione fra di loro.
Le zecche puzzavano di più, i fasci erano più trogloditi e violenti, ma fondamentalmente questo era il contesto sociale nel quale qualsiasi ragazzo della Urbe, che sia generazione X o Y, è cresciuto. Ed è anche questo, per spezzare una lancia a suo favore, uno dei motivi del suo successo. Perchè si rivolge a gente che, appunto nei 90 e nel 2000, faceva parte di uno di questi due schieramenti ideologici.

Arriviamo ora alla critica finale. Se c’è una cosa che ho notato quando si sposano estremismi ideologici, è che o si abbraccia tutto o non si abbraccia nulla. E’ sempre “pacchetto completo”.
Quale ideologia sta andando di moda adesso nel mondo ultra-sinistroide italiano?
La cultura Woke (di palese importazione anglosassone).
Ed eccolo là che, sull’Internazionale, il nostro caro Zerocalcare si improvvisa cosplayer della Murgia e disegna una serie di tavole dove racconta come mai, a suo dire, in Italia la Cancel Culture non esisterebbe. Negando di riflesso tutti i mali che derivano da questa ondata di politically correct che sta caratterizzando il nostro secolo.
Eppure di casi nel nostro territorio ne abbiamo avuti, da Michela Giraud a Marco Crepaldi, tanto che lo stesso prof. Alessandro Barbero ha denunciato il fenomeno.

Come dico spesso, Netflix è la piattaforama di streaming woke per eccellenza.
Entra Zerocalcare e fanno scopa.
C’è da dire che per gli standard di Netflix, mancano protagonisti di colore (la comparsa del benzinaio bengalese non conta come protagonista).
Strano che non abbiano fatto washing.... Sono colpito.
Per il resto, però, l’ideologia woke è presente.

Se c’è una cosa che mi ha fatto davvero ma davvero schifo di tutta la serie “Strappare lungo i bordi” è stata proprio la sottile propaganda religiosa.
Ma come religiosa? Chiederete voi…
Non hai detto che c’era anche un po’ di blasfemia?
Si, blasfemia contro la religione cattolica… ma non contro il resto.
Eh già, la “wokeness” è una religione secolarizzata e non spiritualizzata. Possiamo definirla una religione laica.
Ne ho parlato così tanto che è inutile dilungarsi ulteriormente, ma ripeto che chiunque si trasformi in un SJW alla fine adotti i comportamenti tipici del fedele… spesso anche estremista.
Io, in quanto Antisessita dichiarato (da non confondere con MRA o Redpill), rabbrividisco quando sento certi discorsi che, spacciandosi per uguaglianza, in realtà fanno discriminazioni “al contrario” (<- leggasi “discriminazioni” e basta).
Zero lo fa con humor, lo contestualizza, ma di base anche lui ne è preda. Non eccessivamente eh, ma il "retrogusto" c'è.
E’ come se fosse ormai la nota musicale su cui suona qualsiasi prodotto artistico moderno, tanto che anche durante il mio amato Festival delle Arti Censurate, a Napoli, tutti i comedian manifestavano la loro fede woke in un modo o nell’altro…
Calcare non è stato da meno.
E vai di battute su concetti come “privilegio maschile”, allusioni alla “mascolinità tossica”, gli “uomini fragili che si lamentano senza averne diritto”, ovviamente la “società patriarcale e maschilista” e tutta la tipica narrazione misandrica che sta andando assolutamente di moda ora a sinistra… e che solo Fabrizio Marchi, candidato con il Partito Comunista di Rizzo e “comunista così” (per dirla alla Brega), sembra criticare pubblicamente.
Una mosca bianca.

Non lo nego, all’ennesima strizzata d’occhio al delirio woke mi è venuta voglia di chiudere e mandarlo a quel paese.
Poi però mi sono detto “Dai è Zerocalcare, sopportiamo e andiamo avanti”, e quindi mi sono imposto di proseguire fino alla fine.
Per fortuna nella seconda metà della serie si riprende e torna a concentrarsi sulla storia, smettendo di tirare fuori quel ridicolo libro sulle inutili lamentele maschili (ma sì, in fondo come osiamo lamentarci del fatto che noi uomini siamo al primo posto per suicidi, senzatetto, abbandono scolastico, incidenti e morti sul lavoro, false accuse di molestia, aggressioni e omicidi fuori dalle mura domestiche?).

Vabbè, ci abbiamo messo secoli per imparare che a livello sociale possono esserci anche persone atee che non credono in Dio, di certo non cominceremo dalla sera alla mattina ad accettare anche le opinioni di gente che, come me, oltre a non credere in Dio non crede neanche al falso mito del PaTrIaRcAto e a tutti i dogmi femmnisti (come privilegio maschile, mascolinità tossica, male fragility, menspleaning e scemenze varie).

Già so cosa state per criticarmi.
“Ma Luca, per così poco? Ma se hai detto anche tu che ti piace tantissimo il resto!”

Vedete, il “cosa”, andrebbe anche bene se non fosse per questa propaganda ideologica ultra-sinistroide e woke che, personalmente, non sopporto.
Ma tutte le volte che leggo qualcosa di suo, la sensazione che ho è quella di entrare in un ristorante di lusso, magari da Cracco in Galleria a Milano, ordinare il miglior piatto che hanno, e poi vedere che me lo servono mettendoci sopra un cucchiaino di merda per “decorazione”.
A quel punto, nonostante sia solo un cucchiaino ed in percentuale è poco rispetto al resto, la pietanza risulta comunque immangiabile… e alla fine sono costretto a buttarla proprio perchè a me quel "retrogusto alla merda" proprio resta indigesto.

E poi oh, chi mi conosce sa che a me se una storia non ha gente non vola, spara i raggi e si prende a cazzotti, non mi piace. Quindi siamo proprio fuori dal genere che leggo/guardo.

In sintesi, Zerocalcare 9 pieno per il "come" (giudizio tecnico), 6 scarso per il "cosa" (gusto personale).
Guardatelo, apprezzatelo, comprate i suoi fumetti. E’ oggettivamente bravissimo.


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