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17, Nov 2021
Parliamo di aborto, un tema ancora molto dibattuto che, come tutto quello che riguarda i diritti sociali, sta subendo

Parliamo di aborto, un tema ancora molto dibattuto che, come tutto quello che riguarda i diritti sociali, sta subendo l'influenza dell'ideologia woke.
In che modo?
Questa immagine che vedete è uno schema che gira per la rete, e che ovviamente è ridicola.
Come al solito, dato che i SJW hanno deciso che il demone di questa epoca è il maschio bianco etero cis destrimane, il modo in cui affronteranno il dibattito è a senso unico incentrato sulla donna, ed anzi, coglieranno ogni occasione per descrivere l'uomo come colpevole oppressore che vuole togliertgli tale diritto.
A quel punto la soluzione che propongono è quella di voler eliminare la parte maschile dal dibattito. L’aborto quindi riguarderebbe solo la sfera femminile.
Sempre più spesso, infatti, si leggono frasi e slogan come "Il corpo è mio, decido io", oppure "Se non hai l'utero, taci!", "Uno sporco penemunito non può parlare!" e, ovviamente, l'immancabile "Se sei contro l'aborto ti metti il preservativo" oppure ancora peggio "Se sei contro l'aborto fatti una vasectomia!".

Ma togliere l'uomo dal dibattito pubblico in merito all'aborto, è davvero così sensata come scelta da fare?
Scopriamo assieme come mai sia un errore, con alcuni semplici ragionamenti.

Iniziamo subito con il dire che, personalmente, sono assolutamente pro-aborto
e, essendo in linea con le posizioni scientifiche, fino al terzo mese reputo che sia inesatto parlare di un essere vivente vero e proprio, con una sua identità ed una sua autonomia vitale. Cervello ancora non formato, sistema nervoso praticamente assente e pertanto la mancanza di quella che può essere definita una "coscienza".
In quanto persona atea di tipo 5\6 secondo la scala del prof. Richard Dawkins, o definibile ateo debole secondo altri, o agnostico tendente all'ateo per altri ancora, non prendo neanche lontanamente in considerazione variabili fantasiose e non necessarie come l'anima, pertanto reputo che la coscienza sia un derivato biologico.
Là dove la macchina biologica del corpo ancora non ha sviluppato gli organi della coscienza, è mio personale parere che parlare di "essere umano" (inteso nella sua forma finita, e non potenziale) sia errato, poiché si tratta di un agglomerato di cellule… e non è neanche detto che poi daranno originale ad un nascituro, poiché (purtroppo) i problemi legati al parto esistono. Ad oggi 3 bambini ogni 1.000 muoiono in utero, 1 su 4 ha complicanze post natali e potrebbe incontrare la morte in un ospedale non attrezzato. Stando ai report delle aziende di assicurazioni che si occupano del mondo sanitario, Ginecologia è il settore che subisce più denunce e ha in corso il maggior numero di contenziosi legali (sia civili che penali).
La mortalità infantile è un problema che, ad oggi, ancora ci riguarda.

Sempre dal punto di vista personale, io vorrei dare ad un mio eventuale figlio il meglio che posso. Metterlo al mondo solo per egoismo lo reputo sbagliato. Che senso ha crescerlo in una situazione di mərdä, senza che abbia una adeguata formazione, adeguata assistenza medica, uno stato di salute decente (e quindi abortirei in caso di problemi genetici e malattie gravi), e senza un contesto sociale dignitoso che gli permetta di formarsi e realizzarsi in futuro?
Similmente, ci sono fasi delicate della vita dove la coppia si sta realizzando e sta consolidando anche la propria carriera professionale. Un bambino potrebbe rompere degli equilibri, e sarebbe meglio magari diventare genitori qualche anno più tardi.
Le motivazioni che possono spingere all’aborto sono molteplici… e non apro tutta la parentesi dovuta a gravidanze non volontarie di tipo traumatico (di qualsiasi natura, quindi anche frutto di violenza sessuale).

Il tema dell’aborto, tuttavia, nonostante nell’essenza riguardi la libertà di poter interrompere una gravidanza, ha una serie di problemi correlati che, seppur “secondari” non sono di minore importanza.
Il primo è indubbiamente l’obiezione di coscienza.
E’ incommentabile il fatto che, in una società civile, una famiglia debba essere sbattuta a destra e a manca perchè in tutti gli ospedali pubblici dove vanno ci sono ginecologi obiettori.
Essendo io fondamentalmente una persona liberale, credo che l’autodeterminazione e la libertà individuale siano valori fondamentali per avere una società evoluta. Questo concetto lo riprenderò in futuro, ma ora è importante parlarne.
Ogni persona ha diritto alle sue idee, alla sua fede e alla sua libertà di parola e di azione, purché, ovviamente, non vada a ledere la libertà altrui e non commetta azioni illegali.
Mi spiace, ma è assolutamente un diritto quello di essere, ad esempio, religiosi e quindi contro l’aborto per motivi di fede.
Fra l’altro, non tutti gli antiabortisti lo sono per fede, e questo è bene precisarlo.
Pertanto, se un ginecologo ha una sua morale e non vuole commettere quello che, a suo dire, sarebbe un “infanticidio”, noi non dobbiamo e possiamo obbligarlo a fare nulla.
Tuttavia, la legge italiana dovrebbe prevedere il fatto che, se un intero ospedale ha solo obiettori di coscienza, è la libertà di abortire che a quel punto viene meno.
Ogni ospedale dovrebbe avere, per legge, almeno un paio di ginecologi non obiettori.
Gli obiettori, a quel punto, potrebbero essere riallocati e dedicarsi ad altro, come ad esempio alla parte di screening prenatale, assistenza durante il parto e tutto quello che riguarda la ginecologia ma non è inerente specificatamente all’interruzione della gravidanza volontaria.
Se io e mia moglie vogliamo un bambino, a noi non frega nulla se il ginecologo è obiettore. Il bambino lo vogliamo, quindi il problema non si pone.
La cosa grave è se noi non lo vogliamo e tutti sono obiettori.
Non vanno licenziati, vanno solo spostati a fare quelle mansioni che, per la sua stessa morale, possono svolgere.

Esiste poi il problema della scarsa etica professionale. Ginecologi che nel pubblico si dichiarano obiettori, guarda un po’, durante l’esercizio della loro libera professione accolgono pazienti privati a pagamento per abortire.
Obiettori di coscienza a giorni alterni, come le targhe.
Famiglie quindi costrette a dover buttare del denaro perché la sanità pubblica è carente e corrotta.
Qui, nuovamente, lo Stato Italiano fallisce nei controlli dimostrando di essere il paese dei balocchi. Ancora peggio, l’Ordine dei Medici sembra inesistente.

Un altro problema, soprattutto nel caso in cui la donna è sola, è quella della pressione familiare e sociale. Ad oggi, ancora molti genitori bigotti vedono male l’aborto.
Una coppia indecisa, o una ragazza sola, rischierà di avere pressioni genitoriali e, magari, potrebbe essere costretta, o comunque indotta, a non abortire. Il problema è che un figlio cambia la vita e non è facile diventare genitori dalla sera alla mattina. Non è mai bella la genitorialità imposta.
Similmente dal punto di vista sociale. Ancora, soprattutto in alcune zone paesane, del sud, o particolarmente religiose, permane lo stigma sociale dell’aborto. Nuovamente quindi la coppia, o la donna da sola, potrebbe decidere di non abortire solo per ragioni sociali, timorosa del giudizio della gente, e conseguentemente mettere al mondo magari un bambino che non possono tenere ed essere costretti a vivere in una situazione di degrado o disagio… che impatterà negativamente sul bambino stesso.
E poi i consultori, e anche qui ci sarebbe molto da dire. Giovani che vanno per ricevere aiuto ed invece si trovano a Cristolandia. Dimostrazione del fatto che abbiamo uno Stato che non sa seguire adeguatamente il cittadino.
L’impedimento all’aborto, quindi, non è solo dovuto a problemi di obiezione di coscienza, ma può avere anche un substrato culturale e sociale.
Substrato che, contrariamente a quanto le associazioni femministe vanno in giro a gridare, è dovuto ad una morale retrograda e bigotta portata avanti da maschi e femmine assieme.
Anche le donne possono essere antiabortiste.
Questa affermazione smonta tutti i pregiudizi woke che vedrebbero l’uomo come unico responsabile del pensiero “pro-vita” (vabbè, sto nome fa ride…).
Se l’uomo che è contro l’aborto è maschilista e patriarcale, allora una donna che è contro l’aborto, cosa è?
Chi risponde “ancella del patriarcato” (credendoci davvero, non in senso ironico) sarà bannato per direttissima.

I più attenti di voi avranno notato che non ho parlato solo di “donne”, ma anche di “coppia/famiglia”. E’ qui che entra in gioco l’uomo.

La narrazione woke vuole che, essendo l’uomo un mostro, la donna è sempre sola e abbandonata. Quindi tutto l’iter dell’aborto lo vive sulle sue spalle.
Mi spiace rompere l’illusione, ma per fortuna esistono moltissime coppie sane. Anzi, sono la maggior parte.
Ed è con le coppie sane che voglio iniziare, perchè sono date un po’ per scontate, un po’ omesse volontariamente per cattiva fede.

Nella coppia sana le scelte si prendono in due, di comune accordo.
Togliere il maschio dal dibattito è errato. Il padre ha il diritto di dire “io vorrei tenerlo” oppure “io non vorrei tenerlo”. Non si può togliere la libertà di parola.
Una coppia sana dialoga. Si siede al tavolo, fa un bilancio economico (perchè un figlio costa), cerca di capire in che modo cambierebbe la propria vita, se qualcuno può o non può aiutarli, se hanno altri progetti futuri, se potrebbe impattare sulla loro carriera e poi, sulla base di questo e molto altro, fatte le valutazioni del caso, si traggono conclusioni.
A quel punto, sempre di comune accordo, si dice “Ok, andiamo avanti” oppure “No, fermiamoci qui”.
Immaginate, invece, il contrario. Ossia applicare l’ideologia woke e togliere all’uomo ogni diritto di parola.

“Amore, non ho il ciclo da troppo tempo. Ho fatto il test, sono incinta.”
“Ah ok.”
“Ah, ok?”
“Si, il corpo è tuo, scegli tu.”
“Non ti frega nulla se partorisco o non partorisco?”
“Io non conto niente. Non ho l’utero, non posso parlare.”
“No, tu conti, siamo una coppia. Il figlio sarebbe anche tuo!”
“Ma sei tu che scegli.”
“Si ma poi, dato che siamo in due, sei anche te che in caso lo devi crescere. Sei disposto ad averlo? Vogliamo diventare genitori?”
“Non posso obbligarti ad abortire, e neanche a non abortire.”
“Questo lo so, però ho bisogno che mi dica tu cosa vuoi e che capiamo insieme cosa vogliamo per il nostro futuro. Siamo una coppia, la mia scelta la farò in base anche alle tue esigenze.”
“Un uomo non può capire i problemi di una donna.”
“Si ma ti sto chiedendo un parere, sono in uno stato particolarmente emotivo ed ho bisogno di supporto per fare chiarezza. Te la senti di essere padre oppure no?”
“E tu te la senti di essere madre oppure no?”
“Non lo so. Per questo dobbiamo decidere assieme! Possiamo permettercelo? Impatterà sulla nostra carriera? Ci possono aiutare i nostri genitori? Dimmi qualcosa!”
“Mi spiace, devo tacere perchè sono un maschio bianco etero. Non ho intenzione di fare manspleaning.”
“Ok, voglio il divorzio. Addio.”

La coppia sana esiste, la coppia sana dialoga, la coppia sana decide assieme e si muove assieme.
Smettetela di voler togliere all’uomo la possibilità di dialogare in merito all’aborto.

Per i meno svegli di voi, ci tengo a precisare che DIALOGO ed IMPOSIZIONE sono, proprio da vocabolario della lingua italiana, due verbi differenti.
In più, vorrei farvi notare che l’imposizione può essere da ambo i lati, è errato pensare che sia sempre l’uomo ad imporre qualcosa alla donna, e ve lo dimostrerò adesso.

E’ quando la coppia smette di essere “NOI”, e si trasforma in un gioco di egoismi “io contro te”, che nascono i problemi.
Se la coppia sana dialoga, la coppia non sana invece litiga.

Ricordiamoci che, sebbene è un fatto naturale che sia la donna a portare avanti la gravidanza per 9 mesi (sappiamo quali effetti possa avere a livello fisico), e quindi effettivamente il corpo è suo, un figlio non dura solo 9 mesi ma una vita intera.
Pertanto scegliere di farlo nascere e abortire coinvolge tutti e due, poichè tutti e due dovranno crescerlo e questo impatterà sulla vita familiare in equal misura.

Cosa accade però quando si hanno due posizioni radicalmente opposte ed il dialogo fallisce?
E’ qui che la narrazione woke è estremamente carente con la sua smania di castrare l’uomo ed estrometterlo dal dibattito.
Gli scenari possibili sono solo due:

1. Lei non lo vuole tenere, lui si.
2. Lei lo vuole tenere, lui no.

A mio avviso, in linea di massima, dovrebbe sempre vincere il “no”. Se uno dei due non lo vuole, si dovrebbe interrompere la gravidanza. Ma funziona solo se c’è dialogo. A volte ci troviamo di fronte a posizioni inamovibili... quindi è bene approfondire.

Iniziamo dal primo, ossia lei non lo vuole tenere, ma lui si.
Personalmente reputo sbagliato costringerla a portare a termine la gravidanza. Ho parlato prima delle imposizioni familiari e sociali, la cosa non cambia.
In questo caso, a mio avviso, è il marito che deve fare un passo indietro e ascoltare le esigenze della moglie.
Si deve parlare, si deve capire se il suo “no” è solo dovuto a paure ed ansie ed in realtà è tutto gestibile, oppure se ci sono delle motivazioni reali (come quelle già spiegate prima, o anche il semplice non volere affatto figli e basta. Scelta più che legittima.).
A quel punto, se lui ha a tutti i costi un desiderio di paternità e lei invece no, bisogna anche valutare l’idea di chiudere la relazione poichè si hanno esigenze di vita differenti.
In ogni caso, è sempre buono parlare con un terapista di coppia (quelli con la laurea e l’abilitazione ad esercitare la professione, non ciarlatani di counseling, life coaching, costellazioni familiari e sciamani vari).
Come ho detto, il dialogo è legittimo e l’uomo deve partecipare, l’imposizione è sempre errata. Quindi, come spiegato, dovrebbe vincere il “no”.
L’uomo può diventare padre se trova un’altra partner che ha il suo stesso desiderio genitoriale, il “no” della sua ex compagna non gli impone niente e non lo limita.
La donna, al contrario una volta che è madre non può tornare indietro.
Fra le due cose, la scelta che ha meno impatto è ovvia ed è la più saggia.

Analizziamo adesso il secondo caso, che è quello totalmente assente dal dibattito pubblico.
Lei lo vuole tenere, ma lui no.

Partiamo da un punto fondamentale. Ad oggi, sia per legge che per motivi etici che condivido, non è possibile obbligare una persona ad avere un qualsiasi trattamento sanitario se questa è nel pieno delle sue facoltà mentali, e quindi assolutamente capace di intendere e di volere.
A meno che non sia in stato di incoscienza, non sia una persona con problemi di salute mentale, non ci siano casi particolari ben normati dalla legge italiana, nessuno può obbligare una donna ad entrare in sala operatoria e abortire.
Questo vale per qualsiasi cosa, anche un tumore. Se un paziente, seduto nel lettino di sala operatoria, all’ultimo minuto dice “No, basta”. Fine così. Viene riportato su in reparto e non si opera, nonostante sia già dentro la sala. L’ho visto accadere e guai se così non fosse.
Una gravidanza non è diversa. Se lei dice “io lo voglio tenere”, non si può fare niente. Lo tiene.

Ma… e c’è un “MA” bello grosso, lo Stato dovrebbe anche capire che se un uomo non vuole essere padre, e ci sono delle buone ragioni, è suo diritto farlo.
Mi spiego meglio.

Ad oggi c’è una norma di legge che permette la possibilità di essere “madri segrete” e di poter partorire in anonimato. E’ il DPR 396/2000, art. 30.
In pratica una donna può partorire e scegliere di non essere segnata come madre del bambino, che sarà immediatamente dato in adozione.
Rinunciare quindi alla genitorialità nonostante il bambino sia vivo.

E’ di base una buona legge, ci starebbe anche… purtroppo ha anche un lato oscuro.
Ad esempio, lei va una sera a letto con il direttore (e si becca una promozione per questo), ma resta incinta. Perdere il lavoro? Far scoppiare uno scandalo? Avere tutti i casini annessi? Meglio abortire.
Ma se è cattolica e antiabortista?
Ecco che ricorre al parto in anonimato.
A distanza di anni, il direttore si ritrova sotto casa un ragazzo che gli dice “Tu sei mio padre”. In pratica il bambino adottato, raggiunta l’età della ragione, ha deciso di cercare i genitori biologici… ed il padre naturale, dato che la madre ha partorito in anonimato, non sapeva neanche di esser diventato genitore.
Questo perchè, essendo “madre segreta”, il padre non è tenuto ad essere informato.
Non è etico, a mio avviso. Questa cosa andrebbe sistemata.
Un uomo ha il diritto di essere informato se metà del suo patrimonio genetico è stato trasmesso ad un nuovo individuo.
E se lui voleva tenerlo?
Va bene che si può rinunciare alla maternità, non mi piace molto che il padre sia all’oscuro.
La soluzione sarebbe permettere anche al padre di disconoscere il figlio, così da essere anche lui un “padre segreto” come accade già con le donne.
A quel punto, ci sarebbe equilibrio.

Ma non finisce qui. La possibilità di rinunciare alla genitorialità maschile, essere quindi “padre segreto”, dovrebbe essere permessa per molte ragioni. Se un uomo fa sesso occasionale con una donna e si rompe il preservativo, o se lei lo inganna dicendo di prendere la pillola ma poi mente perchè vuole farsi ingravidare (e accade!), l’uomo dovrebbe avere lo stesso identico diritto delle donne.
Così come non possiamo e non dobbiamo costringere le donne ad essere madri contro il loro volere, e quindi è giusto che abbiano il diritto di interrompere la gravidanza o di lasciare il bambino nell’ospedale in cui è nato, per quale ragione invece ai maschi è imposta la paternità e non possano rinunciare come fa già la sua controparte?

Quindi, se lui non lo vuole, ma lei a tutti i costi sì… che si fa?
Ad oggi, la risposta è una ed una soltanto:
L’uomo si attacca al cäzzø e tira forte.

Ma se in tema di aborto, come vuole la narrazione femminista, l’uomo non deve mettere bocca, in quale modo si potrebbe mai intavolare un discorso di uguaglianza di fronte alla legge che permetta anche a noi maschi di avere il diritto di rinunciare alla genitorialità che, ad oggi, solo le donne hanno?

Se, come le femministe dicono, l’uomo è privilegiato e lo Stato dovrebbe occuparsi solo dei problemi delle donne, in che modo noi potremmo anche solo lontanamente essere uguali di fronte alla legge, se il DPR 396/2000, art. 30 (così come altre leggi di cui parlerò in futuro) è solo a senso unico e non siamo presi minimamente in considerazione?

Giungiamo ora alla fine, smontando certi slogan che ho letto e mi sono stati anche detti in passato (li trovate sulla mia bacheca personale, circa un anno fa, quando criticando questo stesso meme una mandria di idioti non capendo le mia parole mi aveva preso per antiabortista).

“Se sei contro l’aborto mettiti il preservativo”
- No, dato che anche le donne sono antiabortiste. I metodi antriconcezionali si usano in due.
Così come in due… ma anche di più eh eh eh… si hanno rapporti sessuali.
L’uomo contro l’aborto, se vuole evitare gravidanze non desiderate, si mette il preservativo.
La donna contro l’aborto, come sopra, se li porta in borsa e chiede al partner di metterselo. Oppure usa altri sistemi come pillola e spirale.
Sesso si fa in due, prevenzione di gravidanze e malattie si fa in due.

“Se sei contro l’aborto, fatti una vasectomia”
- Questa, fra tutte, è la cosa più stupida che si potrebbe mai dire. E’ esattamente una affermazione figlia dell’ideologia violenta e misandrica tipica del femminismo.
Come sempre si esclude il fatto che possano esistere donne antiabortiste, e nuovamente l’odio è riversato solo sull’uomo. Ma, soprattutto, si propone una soluzione estrema che suona un po’ come la castrazione chimica che il dott. Schumann, medico e direttore del centro della morte nel programma di eutanasia a Grafeneck, faceva nei campi di concentramento nazisti.
Se il maschio antiabortista deve fare la vasectomia, allora la donna aniabortista dovrebbe fare la chiusura delle tube. No?
Perchè, tuttavia, questo slogan al contrario non viene mai detto?
Fra l’altro, in tutti e due i casi, non è che se una persona è antiabortista non ha diritto di riprodursi mai più. Se non vuole gravidanze in quello specifico rapporto sessuale allora usa contraccettivi, se vuole la gravidanza il problema non si pone… e come abbiamo detto, questo vale per uomini e donne assieme.
Eppure, gli slogan sono sempre e solo a senso unico.

Chiudo ritornando ad un concetto fondamentale espresso in apertura, ossia che essendo io fondamentalmente una persona liberale, credo che l’autodeterminazione e la libertà individuale siano valori fondamentali per avere una società evoluta. Ogni persona ha diritto alle sue idee, alla sua fede e alla sua libertà di parola e di azione, purché, ovviamente, non vada a ledere la libertà altrui e non commetta azioni illegali.
Pertanto il dibattito pubblico è importante.
Nonostante io sia a favore dell’aborto, mi rifiuto categoricamente di impedire a qualcuno di esprimere la propria opinione.
Anche uno stupido, e sì, per me gli antiabortisti lo sono, ha il diritto di dire le sue stupidaggini.
L’antiabortista, maschio o femmina che sia, non può essere messo a tacere… e se noi non siamo d’accordo è nostro diritto sacrosanto ridergli in faccia e, in caso, dirgli anche “PRRRRR! A cøjønə!”.

Negare quindi il diritto di parola a qualcuno solo perchè ha idee differenti, o solo perchè appartiene a qualunque categoria (quindi anche il maschio bianco etero), è degno dei talebani, non certo di una società matura e responsabile.

Eccomi qui, sono un uomo, sono libero e, pur non avendo l’utero, parlo di aborto e non taccio. Si chiama DEMOCRAZIA. Imparatelo.

Come sempre, visto che l’altra volta mi sono trovato benissimo nel farlo, ignorerò tutti i capponi e le isteriche, i più molesti li cancellerò, e al massimo ringrazierò chi mi sostiene.
In più aggiungo anche che sono responsabile solo delle mie parole e non di quello che scriverete nei commenti, che non rappresenta le mie idee. Quindi, se qualcuno se ne esce con scemenze estremiste (tipo femministe o redpillati), prendo le distanze.
In fine, se qualcuno si è pubblicamente esposto su questo tema (yt, televisione, giornali o altro) e non è d'accordo, avrà sempre diritto di replica. Può contattarci ed organizzeremo una diretta in merito.


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