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19, Nov 2021
Oggi voglio parlarvi del mondo del lavoro, ma non dei soliti noti problemi di cui parlano tutti, ossia quelli relativi alla

Oggi voglio parlarvi del mondo del lavoro, ma non dei soliti noti problemi di cui parlano tutti, ossia quelli relativi alla disoccupazione (che esistono, sono gravi e vanno risolti). Mi rivolgo invece a chi ha iniziato a lavorare da poco come freelance, a chi vorrebbe farlo, e a tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di aprirsi un'attività in proprio da poco tempo nel settore delle videoproduzioni, della grafica, della consulenza, del marketing, ed in realtà un po’ tutto quello che ha a che fare con la produzione e la realizzazione di prodotti digitali sotto commissione (quindi definibile “artigianato”).

Siamo cresciuti sentendoci sempre ripetere una frase, e l’abbiamo presa come dogma assoluto.
Di quale frase si tratta?

IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE

Il punto è che questo, senza che ci mettiamo a ragionare sui massimi sistemi, è inevitabilmente falso. Il cliente può avere ragione, ma può avere anche torto.
Dipende caso per caso.

Ma come mai è nato questo modo di dire?
Semplicemente per una necessità economica. Il professionista è “ostaggio” del cliente in quanto il suo salario dipende direttamente da esso.
Da qui il problema bidirezionale, da un lato il professionista si svilisce ed adotta un atteggiamento servilistico e non alla pari, dall’altro lato il committente gioca a ribasso e avanza sempre nuove pretese.

Attenzione, non è sempre così. Ci sono clienti con cui si instaura un rapporto fantastico, c’è reciproco rispetto e si lavora in modo perfetto.
Ma esiste anche il lato oscuro. Esistono anche clienti che vorresti prendere a badilate.

Col tempo e con l’esperienza si impara a gestire quelli complicati, e sì, ce ne sono eccome. Forse anche troppi…
Ma agli inizi, soprattutto quando si è giovani e privi di esperienza, la possibilità che si venga letteralmente sfruttati e trattati come degli schiavi è alta, anzi, altissima. Direi certa e matematica.

Attenzione, non sto parlando di gavetta, ossia l’assistente appena fresco di accademia che va a fare apprendistato da qualcuno. Quello magari ne riparleremo.
Intendo proprio i freelance che si autogestiscono e devono avere a che fare in modo diretto con il cliente.

Vi dò un paio di consigli, poi vi racconto una storia… con screen.

Il primo consiglio è che, a meno che non sia un vostro amico, un conoscente o qualcuno con cui lavorate già da tempo, non accettate mai da parte di semisconosciuti commissioni gratuite facendovi fregare con storielle tipo “Iniziamo con questo lavoro, vediamo come ci troviamo assieme, vai tranquillo che ti richiameremo, sono in programma tanti eventi di questo tipo, fammi intanto il primo poi i prossimi li pagherò.”, e scemenze varie.
Ci sono cascato anche io.
In tutti i casi, nessuno escluso, mi hanno mai pagato, ci sono stati altri eventi ecc…
Sono fesserie che vi raccontano semplicemente per avere gratuitamente il video o le foto che realizzerete per loro. Dopo che avranno abusato di voi, andranno da un altro sprovveduto e faranno altrettanto. Ho identificato un paio di sciacalli qui su Milano che usano in maniera sistematica questa tattica, si tratta di grandi catene note. Non posso fare nomi, purtroppo.
Il mercato è saturo di concorrenza, di nuove leve e di “nipoti che con l’I-phone fanno la stessa cosa”. I furbi che provano a sfruttare questa situazione ci sono.
Occhio a non farvi fregare.
Rifiutate i lavori non pagati in cambio di “visibilità”. Il tempo che loro vi rubano potreste impiegarlo in tantissime altre cose, fosse anche l’ammazzarsi di seghe su pornhub.

Passiamo al secondo consiglio. Una volta che il cliente ha capito che voi siete persone che lavorano per due noccioline ed una banana, e che siete liberi professionisti inesperti che tendono ad instaurare un rapporto di subordinazione, continuerà sempre a trattarvi così. Per loro sarete sempre e solo dei ragazzi di bottega da sottopagare.
Se gli farete un prezzo diverso quando vi richiameranno, si lamenteranno e pretenderanno di pagarvi sempre con due noccioline… anche quando il nuovo lavoro è più complesso.
Se per paura di perdere la commissione avete accettato un progetto che vi terrà occupati per mesi, e vi siete fatti dare solo 100 euro perchè “Se non lo faccio io, lo farà qualcun’altro. Non voglio perdere il cliente.”, sappiate che agli occhi del “cliente” (wow, 100 euro!) siete voi stessi a quotare il vostro lavoro così poco. Vi tratterà così come voi vi posizionerete sul mercato.
Capisco che, soprattutto all’inizio, si ha paura di non riuscire ad avere entrate a sufficienza e si tenda ad accettare tutto. Ho imparato col tempo che, così facendo, era solo peggio per me. Mi ritrovavo sommerso di commissioni, tutte sottopagate, che alla fine saturavano interamente il mio tempo e mi portavano entrate bassissime.
Mesi e mesi dietro a progetti che, alla fine, mi venivano pagati 500 euro se mi andava bene.
E’ meglio trovare un solo cliente che per quel mese vi dà 2.000 euro, piuttosto che 10 clienti che ve ne danno 50.
Anche se avrete l’illusione di lavorare di più, perchè sono 10 commesse, a conti fatti voi dovete arrivare a fine mese e quindi, fatture alla mano, quel singolo da 2.000 vale più di tutti gli altri messi assieme.

Diverso è il caso in cui, invece, vi danno poco e si scusano, dicendo che quelle 50 euro che non sono niente (e no, non lo sono!) rappresentano solo un obolo simbolico, e che purtroppo il progetto è senza budget o ha delle risorse ridotte, ma vi vorrebbero dare di più.
In quel caso, se avete tempo ed il committente vi sta simpatico, non c’è niente di male ad accettare e possono magari nascere belle sinergie. Questo perchè, nonostante la mancanza di fondi, ha mostrato comunque rispetto per la vostra professionalità.

Diverso ancora è se voi, di vostra iniziativa, decidete di imbarcarvi tutti assieme in un progetto senza budget per dividere poi eventuali oneri ed onori una volta finito il tutto.
In quel caso ognuno investe su sé stesso.

In più, e questo è bene dirlo perchè come “policy aziendale” mi piace molto, sono sempre favorevole ad aiutare il mondo della ricerca. Quindi di mia iniziativa ho spesso e volentieri offerto servizi pro-bono al fine di supportare il progresso della nostra società.
Non dovete fare tutti così, non è obbligatorio fare beneficenza, sia chiaro. Tuttavia, se venisse da voi una start-up o una onlus che si occupa di salute pubblica e ricerca, o magari di questioni umanitarie e sociali, trattateli con riguardo. Magari un giorno sarete proprio voi a beneficiare del frutto del loro lavoro.

Ma no, non tutti sono così. Oggi voglio parlare degli stronzi, quelli che vi sfruttano.
Con questo articoletto vorrei farvi capire è che è pieno di individui che di proposito giocano a ribasso per pagare il meno possibile, svalutando quello che fate e senza darvi il giusto rispetto professionale.
Troverete di continuo persone che vi contattano chiedendo un lavoro da 5, vi vorranno pagare 2 e, ancora peggio, in corso d’opera giocheranno a rialzo arrivando a pretendere 10.
E le scuse per poter chiedere 10 ne troveranno, eccome se le troveranno!
“Eh ma io avevo capito che era incluso!”, “Ma al telefono tu avevi detto che…” (e spesso NO, non lo avevi detto!), “Dai non ti costa nulla…”, “Gli accordi erano diversi!”, ecc, ecc...
I più infami, chiedendovi 10, vi rinfacceranno che vi hanno pagato ben 2.
E quelli più figli della merda ancora, quando in quel 10 ci sarà qualcosa che non va (poichè da soli a volte è impossibile stare dietro a tutto, ed i soldi per un collaboratore non ci sono), troveranno una scusa per non darvi neanche 2.

Come evitare tutto questo e tutelarvi?
Ho imparato che bisogna sempre assolutamente scrivere tutto. Qualsiasi preventivo, qualsiasi mansione da eseguire, tempistiche, costi esterni non imputabili al tuo lavoro (come affitto telecamere ecc) e via discorrendo.
Mai farsi fregare prendendo accordi a voce.
Può capitare che si riceve una telefonata, o che ci si veda di persona per un briefing. A quel punto, alla fine, chiudere sempre dicendo “Ok, ti mando una mail riassuntiva”.
Ogni tipo di accordo deve essere messo nero su bianco.
Se il cliente è infame, e si dovrà procedere per vie legali, sarà quello che è stato scritto a fare fede.

Se in corso d’opera salterà fuori qualche richiesta nuova, che non era nelle mail scritte, dovete sempre quotarle a parte.
Se c’è la possibilità, diteglielo prima “Guarda, questo è un lavoro in più. Se lo vuoi devo aggiornare il preventivo”.
Se invece durante l’evento vi trascina in mezzo e ve lo fa fare, metteteglielo come voce aggiuntiva. “Il preventivo riguardava solo quei lavori. Tu all’ultimo me ne hai fatto fare uno in più. Mi spiace ma devo metterlo in fattura.”

Fatta questa premessa con dei piccoli consigli, vi racconto cosa ci è accaduto in questi giorni.
Io mi occupo soprattutto del settore medicale, tendenzialmente gli altri clienti (aziende, imprese, fondazioni ecc…) le gestisce Riccardo.
Abbiamo da poco cambiato sede operativa e, per fortuna, siamo entrati in un bellissimo contesto dove più start-up e aziende collaborano fra di loro.
Per spirito di gruppo, abbiamo deciso di fare un tariffario agevolato del 30% ai proprietari della struttura stessa, e per tutti gli altri del circuito uno sconto del 15% sui nostri servizi. Questo sulla base, tuttavia, di prezzi onesti e non gonfiati.
Una bella sinergia.
Fra le varie cose, noi gestiamo la sala registrazione/eventi e forniamo supporto tecnico in caso di necessità.

Tramite la direttrice dello stabile ci viene presentato un cliente, non fa parte del circuito, ma decidiamo lo stesso di fargli un trattamento di favore.
Da un primo scambio ci fa capire che ha budget ridotto (o meglio, intuiamo che i soldi li ha ma non vuole spendere), quando sente alcuni prezzi gioca a ribasso, cambia mille volte le carte in tavola togliendo e aggiungendo servizi per poter rientrare nell’idea di costi che si era prefisso, e alla fine gli emettiamo un preventivo.
Da quel momento comincia una sorta di stalking telefonico nei confronti di Riccardo.
Ore al telefono a chiedere spiegazioni di questo e di quello, come funziona una cosa, come funziona un’altra, se si può aggiungere una camera in più, se possiamo usare il microfono X e non Y, e piano piano comincia ad allargare le pretese.
Capiamo che questo è un rompicoglioni e ci diamo la regola di non rispondergli tutte le volte che chiama, per evitare che si abitui al fatto che se lui fischia noi scattiamo sull’attenti come dei cani. Non siamo i suoi garzoni.
E a quel punto, quando non rispondiamo al telefono, parte con mail su mail, messaggi su wzp e via dicendo.
Un banale preventivo di 300 euro + iva, con ulteriori 120€ per l’affitto di una telecamere da Broadcast, si trasforma in una richiesta di una diretta fatta a più camere, con diversi operatori, tecnico del suono, grafiche, ecc…
Gli facciamo capire che per quei prezzi non ci siamo neanche lontanamente.
“Eh ma io pensavo che fosse qualcosa come la XXX Digital XXX che avete fatto il mese scorso per YYY!”.
Gli rispondiamo di no, facendogli capire che quello era un evento da più di 5k.
Tutta quella roba di certo non la paghi 300 euro.
Ed ecco la nuova richiesta, se gli possiamo fare una ricerca di materiali da comprare perchè vuole fare un set-up diverso e bla bla bla.
Nuovamente, un altro sbattimento non preventivato.
Ci mettiamo su amazon, cerchiamo tecnologia a basso costo ma performante, facciamo richerche ecc… alla fine gli diamo tutto quello che gli serve.
Ma non finisce qui.
Altre telefonate, altre richieste. Un rompicoglioni unico.

Infine uno scambio di messaggi su wzp.
Lui: “Veniamo oggi a fare dei test!”
Riccardo: “No, voi avete prenotato la sala registrazione solo per domani, dalle 10 alle 18. Non è libera oggi, abbiamo altri clienti.”
Lui: “Ma noi dobbiamo allestire!”
Riccardo: “Allora alle 20:00 passate a portare il materiale. Tanto io la sera sono qua. E poi domani mattina venite un po’ prima, per le 9 vi apriamo, e sistemiamo tutto”.
(Altra cosa non dovuta)

Si fanno le 20:00, questi non si presentano.
Alle 22:30 Riccardo manda un messaggio: “Scusate, ho visto che non siete passati a portare il materiale. Lo portate domani?”
La risposta è stata “Siamo qui sotto.”

Riccardo apre, li accoglie, gli dà una mano a scaricare (ulteriore gentilezza non dovuta)... e poi questi pigliano e cominciano ad allestire la sala, montando roba, spostando tavoli, sedie ecc...
Così, di loro iniziativa, senza chiedere.
Erano le 23:00.
Riccardo credeva che erano d'accordo con la direttrice, non la prende bene ma tace. Tuttavia, perplesso gli fa notare che a mezzanotte si attiva l’allarme in automatico e che lui non ha le credenziali per disattivarlo.
“Beh, lascialo suonare”, è stata la risposta del cliente.
Ed ecco che, alle 23:45, gli è toccato chiamare la responsabile dello stabile per chiederle di disattivare tutto. Lei non l’ha presa bene e ha detto, fra una bestemmia e l’altra, che questo “cocomeraro” (sic!) ha il vizio di allargarsi e fare sempre più pretese, e che adesso passi, ma non si deve permettere di farlo mai più. Nessuno sapeva nulla, e questo sta agendo di sua iniziativa. Aggiunge poi “Resta lì, gentilmente, ma fatti pagare, non era negli accordi!”.
Morale della storia, Riccardo gli fornisce assistenza fino all’una di notte… e rientra a casa alle 02:00.
“Allora, domani alle 07:00”, aggiunge l’infamone.
“No, domani come ho detto alle 09:00”, risponde Riccardo.
“Ma come facciamo, dobbiamo fare dei test di collegamento.”
Spazientito, Riccardo sentenzia “La nostra rete internet aziendale ha più di 100 giga in upload, state fra l’altro usando zoom che è a prova di idiota. Domani alle 9:00, prima non c’è nessuno.”

Il giorno dopo si scopre che la scaletta è assurda, piena di gente che deve entrare ed uscire, ci forniscono delle grafiche da usare (anche queste non preventivate), e alla fine zoom si dimostra uno strumento limitato.
Ulteriori cambi di programma, ritardi, e non fanno quasi nulla di quello che era stato chiesto all’inizio.
Siamo stati addirittura costretti a dover tirare fuori la nostra plancia di regia, altrimenti non sarebbe stato possibile gestire tutto.

Nel pomeriggio Riccardo va a coprire un altro evento e io gli do il cambio.
Il programma prevedeva che alle 18 sarebbe finito tutto, e che poi su zoom sarebbero andati avanti da soli.
Alle 14:00, se ne esce dicendo che io sarei dovuto rimanere a fare presidio fino alla fine dell’evento, anche durante la parte autogestita su zoom, che sarebbe finita per le 19:00.
Un’ulteriore ora e mezza di lavoro.

A quel punto la direttrice dello stabile ci chiama nel suo ufficio, e chiama anche il cliente.
Se lo mangia. Lo prende a parolacce, lo umilia e, fra un porcone e l’altro, gli fa un cazziatone che non finisce più.
A stento abbiamo trattenuto le risate.
“Non sei a casa tua. Già ieri, ti sei permesso di rimanere fino all’una di notte. Oggi alle 19:00 ve ne andate, qui si chiude. Questi ragazzi hanno perso pure troppo tempo appresso a te!”
Lui, fra un “forse ci siamo capiti male” ed un “pensavo che potevo” e scemenze varie, alla fine tace. Come da programmi, io alle 18:00 stacco tutto, e loro se la vedono da soli.

E’ finita qui? No.
Arriva il momento di pagare.
Oltre al preventivo che avevano accettato di 300€+120(camera)+iva, gli aggiungiamo 200€ di assistenza fuori orario con tariffa notturna. Tuttavia non inseriamo, per gentilezza (che non meritava), l’uso non previsto del mixer video.

Indovinate?
Non gli sta bene pagare un surplus.
Se fosse stata un’altra persona, gentile, disponibile, che si scusa, avrei anche lasciato correre.
Quello che ho odiato fin da subito è il suo atteggiamento arrogante, pretenzioso, ed il fatto che per tutto il tempo ha solo dato problemi.
A quel punto mi rode il culo, dico a Riccardo “Mo je sbrocco, *bestemmia*, a me questo m’ha rotto il cazzo!”, prendo il cellulare e, fingendomi lui, gli scrivo su wzp.
Vi lascio qui la nostra bella chattata.
Ecco come si risponde ad un cliente stronzo che prima vuole sfruttarti e poi non vuole darti quanto dovuto.

Pagherà? Non pagherà? Non lo so.
Io, nel dubbio, dopo un altro paio di solleciti se entro un mese non vedo il saldo gli faccio una ingiunzione di pagamento.

Cosa ci ha salvato in questa circostanza?
Aver scritto tutto.
Ogni cosa che ho riferito è tracciabile via mail o via wzp.
Mai fare le cose a voce. Scrivete, scrivete, scrivete.

E voi? Avete mai incontrato clienti stronzi?
Cosa vi è successo?
Raccontateci com'è andata!


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