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13, Nov 2021
“E’ è uno scandalo!

“E’ è uno scandalo!”
“Wow che protesta provocatoria!”
“I ragazzi in gonna proprio no! Dove andremo a finire!”
“Bravi che così giovani già hanno a cuore il sessismo!”
“Non dovevano permetterlo!”
“Dovrebbero farlo tutti!”
Queste scemenze, indipendentemente se siano a favore e contro, sono quelle che ho letto come reazione alla ridicola manifestazione fatta dai mocciosi del liceo Zucchi di Monza, dove i ragazzi dell’istituto si sono presentati a scuola in gonna.

Cosa ha spinto questi giovani a fare questa carnevalata priva di reale utilità?
Protestare contro la “sessualizzazione del corpo femminile” e contro “la mascolinità tossica”.

Bello vero? Ottimi principi, giusto?
No.
Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con il dire che io, a 18 anni, ero nel pieno della mia fase goth/dark e la gonna la mettevo di continuo. Non solo, mi truccavo anche. Se vogliamo essere precisi, giravo pure con il tricorno… e mi stava benissimo.
L’unica cosa che oggi mi è rimasta sono i capelli lunghi fino al culo, e tutti voi li potete vedere tranquillamente nei miei video.
Dovrei avere ancora qualche vecchia foto, non so dove, magari un giorno le tiro fuori… comunque sì, conciato a quel modo ci andavo proprio in giro tutti i giorni, sprezzante delle continue critiche che ricevevo sia in famiglia che all’esterno.
Nella migliore delle ipotesi mi scambiavano per donna direttamente, chi mi faceva catcalling (“A bionda” e “A bona” erano le due cose che mi dicevano di più), chi in metro o in autobus mi toccava direttamente il culo, chi mi correva dietro dicendo “Scusi signorina, si è scordata il resto”.
L’altra metà delle volte erano insulti o critiche gratuite, fra il “A fr***o” e “Come cazzo ti vesti”.
In questi casi gli rispondevo sempre a tono, in rarissime occasioni mi sono dovuto difendere ma, per fortuna, ne ero in grado e a loro è sempre andata peggio.
Poi c’erano le ragazze che, credendomi omosessuale, mi facevano discorsi tipo “No, cioè, che carino, hai il coraggio di essere te stesso, siamo amiche!”.
Anche in quel caso dovevo far notare che ero eterissimo, e se loro erano belle ragazze ci provavo spudoratamente… con un alto tasso di successo, se devo dirla tutta.

Quello si che era “alternativo”. Ero uno dei pochi in tutta Roma ad adottare un certo stile.
Eravamo poche centinaia e fondamentalmente si girava tutti negli stessi locali.
Avevamo davvero il mondo contro che ci guardava come fossimo alieni.
Se ancora oggi nel 2021 c’è chi mi rompe i coglioni per i capelli, figurarsi vent’anni fa quando ero pure truccato e in gonna.
Ci opponevamo ideologicamente alla società bacchettona, ai costrutti sociali, alle regole insensate e, in linea con il nostro tempo, anche all’imposizione della morale religiosa cattolica.
Diversi nell’aspetto e nel pensiero, con la speranza di rendere il mondo un posto migliore dove ognuno poteva avere la libertà di essere sé stesso.
Ricordo ancora che quando andavo l’estate al paese dei miei nonni, giù in Puglia, in una stradina c’erano due vecchiette facevano il segno della croce, le corna e sputavano a terra ogni volta che passavo… esattamente come capitava anche al cantante Ronnie James Dio.
Io ovviamente rispondevo tutte le volte con la lingua di fuori e gli rifacevo corna. :D
Per carità, ammetto che forse ho iniziato io la guerra… loro, curiose e impiccione come tutte le vecchie di paese, mi avevano chiesto “A chi sei figlio?”, ed io risposi “Sono il figlio di Satana”...
Lo scontro di mentalità fra città e paese è inevitabile. Per loro è normale chiedere e informarsi, visto che tutti conoscono tutti. In città se uno ti chiede un'informazione personale l’unica risposta che ottiene è “Che cazzo vuoi?”.

Poi sono cresciuto, la fase di ribellione giovanile è passata. Mi è rimasto solo il metal.
Ad oggi i capelli lunghi li porto unicamente perchè così mi sento, nel mio piccolo, come se fossi un Cavaliere dello Zodiaco. Il settimo senso una volta risvegliato, non va più via.

Ora che mi avvio più verso i 40 e sto abbandonando i 30, nel vedere invece questi mocciosi del liceo Zucchi in gonna mi viene da ridere per la loro stupida ingenuità… ma più che altro mi sale la rabbia per le motivazioni che li animano.
Il problema quindi non è il simbolo della gonna messa un giorno per protesta (io la indossavo sul serio). Poteva anche semplicemente essere un flash mob, oppure disegnarsi un cazzo verde sulla fronte.
Non è il “cosa” che merita critiche, ma il “perchè”.
Chi si lamenta per la gonna indossata dagli uomini, non ha capito il problema reale che c’è dietro questa patetica protesta.

Partiamo subito dall’analisi del gesto. Come mai lo reputo patetico?
E’ banalmente definibile come “Effetto Maneskin”.
Quel gruppo musicale è lo specchio della morale giovanile moderna. In pratica una presunta ribellione finalizzata solo all’apparenza estetica, e manco troppo (i Queen nel ‘96 si vestirono da donna), perchè poi nei fatti sono dei preti ingessati.
Un buonismo che fa paura, un allineamento con la morale del nostro tempo quasi ridicolo. Pupazzi figli della cultura woke.
Si preoccupano di dimostrare pubblicamente che non usano droghe, quando negli anni 80 i cantanti si drogavano sul palco. Chiedono scusa quando fanno una cover che ha nel testo la parola “ne**o”, quando dall’altro lato ci sono artisti che tirano fuori l’uccello e pisciano letteralmente sul pubblico, o si masturbano e vengono a fontanella su chi è in prima fila.
Si sentono ribelli se indossano i tacchi, quando c’è Ozzi che ha staccato la testa di un pipistello a morsi mentre era strafatto ed ubriaco sul palco.
Oggi, nel 2021, fra i Maneskin coi loro vestiti queer, Lauro alla Rai vestito come un cattivo di Ken il guerriero (ricordate?), e Netflix che deve inserire token LGBT e femministi ovunque, un maschio con la gonna non è scandaloso, provocatorio o altro.
Anzi, è esattamente allineato con la morale del nostro tempo. In pratica sti ragazzini del liceo di Monza sono schifosamente conformisti.
Vedete, un conto era che un solo ragazzo, di sua iniziativa, si fosse messo la gonna. A quel punto tutta la scuola lo avrebbe deriso e lui avrebbe dimostrato che c’è uno stereotipo da combattere proprio con il suo gesto.
Un conto è che un’intera scuola si allinea al pensiero woke, e tutti si mettono la gonna. E a quel punto chi ragiona con la propria testa è chi si rifiuta di farlo e critica l’omologazione del pensiero moderno che, in pieno spirito post-modernista, ha creato una forma di neo-bigottismo. O segui la nuova morale o sei un reietto.
Non puoi combattere un presunto stereotipo diventando a tua volta uno stereotipo.
E’ patetico.

Tolto il gesto, che è ridicolo, adesso arriva la vera critica, e qui il mio Cosmo sta bruciando fino agli estremi della Galassia, e sono pronto a lanciare un Athena Exclamation anche se sono da solo e non ho altri due Saint ai miei lati. Se lo ha fatto Regulus no Leo in Lost Canvas, posso farlo anche io.

No, loro non stanno combattendo contro la sessualizzazione della donna e men che meno contro il maschilismo tossico. Loro stanno facendo un atto di pura misandria e, se vogliamo essere più precisi, di autocastrazione.
Sono vittime di un pensiero distorto che è diventato ormai pensiero dominante, e fa solo male al genere maschile.

Partiamo da un dato terribile, oltre il 30% dei maschi non ha una vita sessuale.
Il 15,5% soffre di disfunzione erettile, il 7,5% di eiaculazione precoce, ed il 7,6% riscontra un calo della libido rispetto al passato.
A parte quando a monte ci sono delle patologie e quindi la causa è fisiologica, nella maggior parte dei casi c’è una fortissima componente psicologica e sociale.
Complessivamente questi problemi interessano oltre il 51% della popolazione maschile nella fascia di età tra i 25 ed i 75 anni.
In pratica, un uomo su due vive male la propria dimensione sessuale.
Questo è il terreno di gioco e dovete tenerlo bene a mente.

Come siamo arrivati a questo?
Beh, che il sesso abbia un impatto sul welfare della persona è indubbio. E quando il sesso viene vissuto in modo errato, nascono mostri.
Nel caso quindi dei problemi legati all’androsfara, è possibile riscontrare a livello societario una demonizzazione della sessualità maschile.
E chi è che propina certe idee e lo demonizza?
Le associazioni femministe e le associazioni 2sLGBTQUIA+.
Mentre in passato era la chiesa a dirti “Non toccarti l’uccello altrimenti diventi cieco e vai all’inferno”, oggi il neo-bigottismo è intersezionale e vede le suddette associazioni spargere sulla rete scritti su scritti che, a conti fatti, puntano alla castrazione maschile e all’inibizione dell’attrazione maschio-femmina. In pratica se ti piacciono le donne le sessualizzi, se non vai a letto con le trans sei transofobo, e se provi ad affermare la tua personalità, a metterti in mostra o a fare “il cavaliere” sei un maschio tossico. Inutile dire che tutti gli uomini sono potenziali stupratori e devono scusarsi con il mondo femminile.
Il peccato originale è quello di avere un pene, dei testicoli e il testosterone.

Il primo modo in cui lo fanno è quando sproloquiano di “Machismo tossico” che, a leggerlo, sembra proprio un manifesto eterofobico. In pratica si prendono normalissimi comporamenti maschili ed eterosessuali, si esasperano, si descrivono come se fossero il male, e si fa tutto un piagnisteo che ha come unica finalità quella di castrare l’uomo.
Eroismo, sana competitività, voglia di affermarsi, voler essere accettati da un gruppo, farsi notare da persone dell’altro sesso… tutto questo viene demonizzato.
Perchè vedete, un conto è parlare di comportamenti tossici in generale, e quindi capire che tutti, maschi e femmine, etero e omosessuali li hanno… un conto è puntare solo ed unicamente il dito sulla sfera maschile, come se noi fossimo gli unici ad essere tossici.
Il nome è chiaro “Machismo tossico”, punta proprio il dito sul maschio e basta.
E qui nasce la domanda…
Perchè in una scuola si protesta esclusivamente contro il MACHISMO tossico, e non contro tutte le forme di relazioni e comportamenti tossici, che vedono come protagonisti anche le altre categorie?
La risposta è sempre la stessa. Misandria sistemica.
La propaganda femminista e 2sLGBTQUIA+ ha ormai definito qual è il novo mostro di questo secolo: il maschio bianco etero.

Il secondo modo che usano per demonizzare l’eterosessualità maschile è, appunto, l’accusa di maschilismo qualora si mostri apprezzamento per il corpo femminile. Da qui tutti gli sproloqui sulla sessualizzazione della donna

E nasce di nuovo la domanda.
Io ho visto che anche il corpo maschile viene sessualizzato, e non poco.
Per quale motivo in una scuola, dove si dovrebbe insegnare l’uguaglianza, si protesta solo per via della sessualizzazione del corpo femminile e non per la sessualizzazione di tutti i corpi in generale?
La risposta è facile anche qui… misandria sistemica.
Stesse motivazioni di prima.

Ma soprattutto, è un problema che i corpi siano sessualizzati?
Ma fa davvero così paura il sesso?
Nel 2021 ancora ci sono taboo come negli anni 20?

A quanto pare si.
Siamo abituati a pensare che solo la sessualità della donna sia vessata.
La donna che fa “questo” o “quello” viene giudicata come una tr**a dai bigotti moralisti.
E’ vero, verissimo. Certi idioti lo dicono.
C’è però l’altro lato della moneta.
Il neo-bigottismo woke fa lo stesso, ma a parti inverse.

Ora vi racconto un grottesco paradosso.
Quando noi cerchiamo il corpo femminile, ci dicono che sessualizziamo le donne.
Ma nel frattempo viviamo in un periodo storico dove la donna stessa -DI SUA INIZIATIVA- mette foto di bocce, culo e piedi sul web e fa un sacco di soldi e visualizzazioni.
Dall’eros ammiccante di IG, al porno vero e proprio di Onlyfans, PornHub e simili.
Olyfans è praticamente pieno di creator di sesso femminile, si tratta della maggioranza a dire il vero.
Secondo il pensiero woke la donna che campa usando la sessualizzazione del suo corpo è considerata una “sex worker” (ed è improprio parlare “prostituzione”), ed è una donna libera, sicura di sè, che nessun uomo deve imporle cosa fare della sua sessualità ecc...
Bene, ok, concordo. Ci sta.
Ma l’uomo che invece ne è attratto, considerando anche che il target di riferimento di queste sex workers è appunto quello maschile, è chiamato maniaco, pipparolo, morto di fregna, che vede la donna solo come un oggetto sessuale, ecc…
Doppiopesismo.
Se è errato dare della zoc***a ad una donna che vive liberamente la sua sessualità e ne trae lucro, perchè allora dovrebbe essere corretto criticare e vessare l’uomo che vuole usufruire di tale libertà femminile, esercitando a sua volta la propria libertà sessuale?
Non si sa.
O meglio… si sa.
La propaganda femminista deve demonizzare l’uomo a tutti i costi.

Se prendiamo un 16enne e lo cominciamo a bombardare con questa narrazione distorta, dove gli diciamo che se si mette in mostra davanti ad una ragazza che gli piace sta facendo “machismo tossico”, e gli inculchiamo in testa che la sua normale eccitazione di fronte al corpo femminile è una “sessualizzazione della donna”, come pensate che vivrà la sua intimità?
Ovviamente si sentirà in colpa, ovviamente si farà problemi, ovviamente si relazionerà male con l’altro sesso sviluppando frustrazioni.
Ed ecco qui che un uomo su due avrà problemi di tipo sessuale e relazionale… proprio come sta accadendo.

La protesta di questi mocciosi, quindi, non è a favore delle donne, per l'uguaglianza e cazzate varie. No, neanche lontanamente.
Se avessero manifestato contro tutte le forme di comportamenti tossici, contro tutti gli abusi sessuali e tutte le violenze ai danni di tutte le categorie, e contro la morale bigotta che vuole rendere il sesso un taboo, beh io sarei stato il primo a dirgli “BRAVI”.
Avrei ritirato fuori la mia vecchia gonna e sarei andato a Monza a manifestare con loro.
Ma così non è.
Loro stanno manifestando in nome del conformismo, del neo-bigottismo e della demonizzazione della sessualità maschile.

No, non approverò mai una cosa così autolesionista.


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